Una tesi su Will Eisner

Ogni tanto qualcosa di buono lo facciamo e allora eccovi la testimonianza di Elena Abou Mrad che, grazie alla biografia su Eisner, ha potuto svoltare sulla tesi che stava scrivendo. Un incontro casuale al salone del Libro di Torino 2013. Elena ha una marcia in più. E piccola nota redazionale, non abbiamo pagato Elena quando parla bene del libro che abbiamo pubblicato… così tanto per chiarire. :-)

L’idea per la mia tesi di laurea è arrivata per caso. Studio letterature comparate, e un anno fa ho sostenuto il mio primo esame in letteratura americana. Il programma da non frequentanti prevedeva due autori in più, ed io ho scelto due scrittori che già conoscevo:

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Paul Auster e Will Eisner. Contratto con Dio è stato il primo graphic novel che ho letto, all’inizio delle superiori, grazie alle edizioni dei fumetti che si vendevano insieme ai quotidiani. Ne sono rimasta sconvolta: non avevo mai pensato che un fumetto potesse affrontare temi tanto “adulti” e avere una tale profondità! Da allora l’ho riletto più volte, proprio come avviene per i romanzi che restano nel cuore; mi sono procurata anche altre opere di Eisner, come Dropsie Avenue e Fagin l’ebreo, restando sempre ammirata dalla tecnica narrativa, dalla carica emotiva di questi graphic novel. La cosa che più mi ha colpita delle opere di Eisner è la straordinaria umanità delle storie e dei personaggi. Ogni volta che leggo Contratto con Dio non posso fare a meno di commuovermi per Frimme Hersh, che perde la figlia Rachele. La profondità delle emozioni è evidente nella tavola a p. 29, che in un flashback illustra come Frimme si prenda cura della bambina. La dolcezza delle espressioni dei visi rende ancora più straziante la vicenda narrata, perché il lettore sa già che quegli istanti felici sono solo un ricordo. Oppure, alle pagine 126 e 127, in pochi tratti Eisner riesce a rendere la disperazione del Super, la sensazione di non avere via d’uscita. E le storie di degrado materiale e sociale si chiudono con il racconto Cookalein, che nel salvataggio di Goldie da parte di Herbie apre uno spiraglio di speranza, facendo intuire che possono esistere relazioni sincere. È nello sguardo che Goldie rivolge a Herbie a pagina 182, quasi alla fine dell’opera, che si concentra questa sensazione positiva:

“Herbie!” “Sì?”
“Mi piaci…tanto!”.

Quando, durante l’esame, ho aperto Contratto con Dio, mi sono resa conto che avrei potuto parlarne per ore! Anche alla professoressa la cosa non è sfuggita, tanto da propormi: “Sarebbe un bell’argomento per una tesi!”. Nell’università italiana il graphic novel è una forma letteraria non ancora studiata, e l’idea di parlare di un’opera che adoro mi ha subito intrigata.
Trovare materiali non è stato per niente facile: grazie a Jstor ed MLA avevo trovato alcuni articoli interessanti, ma ci è voluto molto tempo prima che iniziassi a scrivere, perché avevo la sensazione che mancasse qualcosa. Nel maggio 2013, al Salone del Libro di Torino, la rivelazione: era sera e stavo per uscire dalla fiera, quando mi è saltato all’occhio uno stand che esponeva bellissimi fumetti colorati. Mi sono avvicinata, e la mia attenzione è stata subito attirata da Will Eisner. Una vita per il fumetto di Bob Andelman: non sapevo che esistesse una biografia di Eisner, quel libro era una miniera di informazioni per la mia tesi! Quando uno dei responsabili dello stand della DOUbLe SHOt mi ha chiesto se conoscevo Will Eisner, ho risposto subito: “Certo, sto scrivendo la tesi su di lui!”. Al che c’è stata un’esplosione di entusiasmo fra i membri dello stand, che sono stati gentilissimi, offrendomi tutto l’aiuto possibile per il mio lavoro. Ovviamente, sono tornata a casa con la biografia di Eisner.
DCP_4504Ho letto il libro di Andelman in due giorni, tanto mi ha appassionato. La cosa incredibile è che vi ho trovato la conferma delle intuizioni che avevo avuto per la tesi: il legame inscindibile fra testo e immagini, la profonda umanità dei personaggi, e soprattutto il tema dell’elaborazione del dolore e del lutto. La vita di Will Eisner colpisce per la sua dedizione al fumetto, la sua incrollabile simpatia e soprattutto la forza che gli ha permesso di superare i momenti difficili e di trasformarli in bellissime storie. Andelman narra aneddoti e dettagli introvabili, proprio perché gli sono stati raccontati direttamente da Eisner: questo rende il libro una fonte speciale, che rende giustizia alla lunga carriera dell’autore. Leggere Will Eisner. Una vita per il fumetto mi ha convinto ancora di più ad andare avanti con la mia tesi, per far conoscere nel mondo accademico la vita e le opere di un narratore eccezionale, e far capire che l’arte sequenziale non è solo una forma espressiva, ma può essere grande letteratura.

Elena Abou Mrad

Intervista a Matteo Scalera

Alla fine di una folta schiera di persone, troviamo un ragazzone con folta barba, braccia completamente ricoperte di tatuaggi e codino da samurai: a dispetto degli stereotipi sull’abito e sul monaco, Matteo Scalera ci accoglie con un sorriso e una gentilezza rara, nonché modi compassati mentre finisce di dipingere una cover.

DOUbLE SHOt: Matteo qualcuno ci ha detto che è la prima volta che vieni a Londra, è vero? Cosa ne pensi della città e di questa sua convention?

MATTEO SCALERA: Prima volta a Londra lo ammetto! Ho girato tanto, ma incredibilmente Londra non l’avevo mai ancora vista. E devo dire che mi pento un po’, perché è bellissima. Vorrei avere un po’ più di tempo per visitarla, ma questa fiera è veramente impegnativa. Io credo che la LSCC sia equiparabile alle altre convention americane che frequento ed è organizzata in modo molto similare, incentrando tutto sugli autori. C’è molto entusiasmo qui, segno che c’era veramente bisogno di un evento come questo.

DS: Entriamo ora nel dettaglio del tuo stile, perché è molto personale e complesso, ed è difficile estrapolare tutte le influenze: c’è chi dice che sei perfetto per il mercato americano, chi vede una forte influenza manga nelle tue linee, c’è anche chi ci vede una radicata tradizione italiana. Ci sveli tu gli ingredienti segreti di Matteo Scalera?

MS: In realtà hai già detto tutto tu! (ridiamo) A parte scherzi, hai veramente ripercorso quelle che sono state tutte le mie letture, da alcune passioni giovanili, come i manga, fino a quello che leggo ora. Un disegnatore, volendo o no, assorbe tutto ciò con il quale viene a contatto. Io stesso a volte trovo forte nel mio background tante scelte di regia che provengono dal fumetto giapponese, così come tante fascinazioni di maestri quali Toppi, Breccia, che ho sempre adorato. Sono autori che se sei un disegnatore non  è possibile che non ti influenzino, che uno lo decida coscientemente o no. Alla fine vengono fuori e basta.

DS: Con quale sceneggiatore ti sei trovato meglio nella tua carriera?

MS: Mi sono trovato, e mi trovo tuttora benissimo, con Rick Remender,  indubbiamente a partire dall’approccio: lui sceglie con cura i disegnatori con i quali vuole lavorare e costruisce intorno a loro la storia che vuole narrare. Sta molto attento quindi alle doti del disegnatore con cui sta lavorando, lo sceglie gli fa subito sentire questo. Con me in particolare mi sfida, positivamente parlando, cercando di esaltare le mie doti, giocando nel mio campo con scene d’azione e uno storytelling particolare, come si vede nei numeri dei Secret Avengers fatti assieme. Inoltre quando si lavora su una sua sceneggiatura, si vede che è stata scritta da un (ex)disegnatore, lo si capisce da tantissime cose, molte delle quali è difficile spiegare, ma t’assicuro che sono molto forti e decisive nella composizione di una storia. Nel futuro faremo sicuramente altro assieme, ma  adesso non posso ancora svelare cosa…

DS: Ok, allora dimmi un nome di uno sceneggiatore invece con il quale non hai ancora collaborato, ma ti piacerebbe farlo.

MS: Sceneggiatore? Dell’Otto che sta passando dietro le mie spalle [Gabriele Dell’Otto ride e fa segno di no]. A parte scherzi, mi piacerebbe collaborare con Robert Kirkman, il famoso scrittore di The Walking Dead,  con il quale sono spesso in contatto perché è l’editor dell’etichetta Skybound, una nuova realtà sotto Image comics, dove faccio una serie anch’io.

DS: Cosa ne pensi invece della situazione italiana, fumettisticamente parlando? Si vedrà qualcosa di tuo a breve anche in patria?

MS: Purtroppo posso dirti ben poco, perché sono lontano dalla realtà italiana almeno dal 2006, quando ho iniziato subito con un fumetto Image e immediatamente sono stato catapultato a San Diego, e in USA, lavorativamente parlando, sto ancora. Qualcosa in realtà mi hanno anche proposto, tipo la  Bonelli, con la collana delle Storie, oppure il Dylan Dog color fest, per cui ho fatto delle prove. Sono tutte situazioni che però hanno tempi e programmazioni lunghi, per cui non ho molto altro da dire, se non che mi farebbe piacere  sicuramente, perché Dylan ad esempio è uno dei fumetti con il quale sono cresciuto.

DS: Farebbe piacere molto anche a noi! Matteo ti ringrazio, sei stato molto disponibile e gentile.

MS: Grazie a voi, un saluto alla nostra Italia allora!

Filippo Conte

Intervista a Marco Santucci

DOUbLE SHOt: Ciao Marco, volevo iniziare subito con una domanda “londinese”: tu sei un autore che sta avendo esperienze in tre realtà, come quella italiana, quella americana e quella francese. Ora che sei a questa convention, come giudichi il panorama fumettistico britannico?

MARCO SANTUCCI: Beh, direi che è difficile farsi un idea precisa del panorama fumettistico inglese con solo una convention ma se devo dare un giudizio, quel giudizio è sicuramente positivo. Certo, mi aspettavo  qualcosa di ancora più grande e affollato (siamo a Londra diamine! ) ma devo dire che gli appassionati inglesi sono davvero meravigliosi, con il loro grande interesse e apprezzamento per gli autori esteri. Non appena il mio nome è apparso sul sito del London Comicon hanno iniziato a fioccare le richieste di commissioni! E questo credo sia la massima rappresentazne di apprezzamento della tua arte. Per non parlare poi della gente che mi ha portato un sacco di albi da far firmare. Tutti americani naturalmente, il fumetto Bonelli, purtroppo, non è conosciuto lì. Unica Piacevole eccezione: un fan che mi ha chiesto di realizzargli un Martin Mystere, uno Zagor e un Chico!

DS: Tra i complimenti che ti fanno sul tuo stile, spesso sento parlare della tua dote dell’eclettismo, perché sai passare, senza variazioni e stravolgimenti, da Tex agli X-men: condividi quest’affermazione? C’è un complimento che vorresti ti fosse fatto più spesso invece?

MS: Sicuramente questa affermazione deve essere, almeno in parte, vera, altrimenti non avrei lavorato in contesti così diversi. Devo dire però che in realtà di variazioni, accorgimenti e attenzioni ne devo mettere tante, ogni qual volta passo da un genere ad un altro. E ogni volta faccio fatica a riadattarmi alla nuova situazione. Quando  passai da Tex a Spiderman ricordo che mi trovai con un improvvisa libertà grafica… Quasi spiazzante! Il risultato, fu un iniziale legnosità nella gestione della tavola per poi, piano piano, sciogliersi sempre più. E comunque, la cosa buffa è che dopo tutta questa fatica, alla fine c’è magari sempre chi continua a dire “sembra comunque un disegnatore italiano che cerca di fare l’americano”. Beh… senza offesa per nessuno, ma visti alcuni lavori americani al 100%… Forse quello di avere un tratto che ancora mostra classicità e italianità è proprio il miglior complimento che possano farmi!

DS: Cosa ha in più il fumetto italiano e cosa in meno rispetto ad altre situazioni degli altri paesi dove hai lavorato?

MS: In più ha sicuramente la giusta cura  con cui viene realizzato. In Italia c’è un giusto compromesso fra velocità produttiva e qualità grafica. In Francia ad esempio è tutto ancora più curato ma tremendamente lento. In America l’opposto, purtroppo! Soprattutto negli ultimi periodi sento di scadenze allucinanti che costringono molti autori a tenere ritmi lavorativi molto elevati. La qualità non può che soffrirne in quei casi. Ed è un peccato perché considero i personaggi americani e i comics in generale il massimo dal punto di vista di libertà creativa. Peccato avere così tante possibilità se sei costretto a tirare via, oppure trovare espedienti per essere più produttivo.

DS: C’è uno sceneggiatore con il quale vorresti lavorare? E un personaggio?

MS: Ho avuto la fortuna di lavorare già sul mio personaggio preferito in assoluto, Spiderman! Se vogliamo parlare poi di sogni, lavorare con uno sceneggiatore come Mark Millar sarebbe davvero una delle più grandi soddisfazioni della mia vita!

DS: Tra gli autori che sono presenti a questa convention dimmi: a) con chi andresti a cena assieme; b) a chi “ruberesti” qualche segreto; c) chi – se c’è stato – era il tuo idolo da ragazzo.

MS: a) Beh, con molti di loro sono stato praticamente già a cena!
b&c) ce ne è uno a cui ruberei volentieri non qualche segreto ma proprio tutta la sua grandissima maestria: Neal Adams! Maestro impareggiabile di dinamismo, storytelling, chiaroscuro! Autore incredibile di comics sotto tutti i punti di vista! Ho imparato a disegnare osservando le sue opere!

DS: Grazie di tutto Marco,  presto!

Filippo Conte

Intervista a Marco Turini

Incontriamo non senza difficoltà Marco Turini tagliando una coda lunghissima, tutti diretti verso il tavolo dove erano presenti Dan Slott, Adi Granov e lo stesso Marco. Per levarci dall’imbarazzo Marco si alza  e, dopo avere chiacchierato con lui e la sua simpatica e bellissima moglie su Londra, iniziamo l’intervista.

DOUBLE SHOT: Ciao Marco, inizio subito da una domanda riferita ai tuoi progetti futuri: dove troveremo Marco Turini nei prossimi 6 mesi?

MARCO TURINI: Per i prossimi tre mesi mi vederete su Artifacts della Top Cow, inizialmente sul numero 26, importante ai fini della continuity di quel universo.  Dopo di ciò lavorerò sia su Witchblade che su Cyberforce, due testate fondamentali per l’etichetta di Marc Silvestri, cosa che mi rende molto orgoglioso.
Oltre tutto questo, disegnerò anche Batman, nella testata Legends of Dark Knight. Saranno quindi mesi impegnativi, pieni di responsabilità, ma anche per questo bellissimi.

DS: Beh hai già svelato qualcosa di veramente gustoso, ottimo. Ci racconti un po’ di come ti stai trovando qui a Londra? Le tue impressioni a caldo.

MT: È una convention sullo stile San Diego, ma confesso che mi aspettavo qualcosa di più simile anche nella grandezza, considerato che è decisamente più contenuta dell’immensa kermesse californiana.
Ma al di là delle dimensioni, penso che sia molto ben organizzata: guarda per esempio la coda al mio tavolo, ordinata, con persone dello staff che aiutano nella gestione, nella divisione in tranche per lasciare spazio ad altri stand, etc. Il tutto senza alcuna protesta nè dei visitatori della fiera nè degli altri stand. Un lavoro decisamente ottimo.

DS: Sei sicuramente famoso per essere un’artista il cui punto di forza sono le figure femminili: c’è qualche eroina di carta su cui vorresti lavorare? Come la faresti?

MT: Si, mi piacerebbe disegnare Eva Kant! Mi piacerebbe però farlo in maniera del tutto innovativa, libero da quelle, pur comprensibili, gabbie imposte dall’editore… Insomma, vorrei disegnarla rivoluzionandone l’icona. Sia chiaro – lo so che siete maligni (ridiamo) – niente sesso nè erotismo: vorrei però dargli una veste più sensuale e intrigante, mantenendone il target di lettura per tutti, diciamo “per famiglie”.

DS: Tu sei anche un insegnante/ sei stato un insegnante, quale consiglio davi per primo ai tuoi allievi?

MT: Il mio insegnamento è sempre stato particolare e diverso da quella che è la norma, nel senso che generalmente si tende a porre delle gabbie, delle regole: io invece faccio il procedimento inverso. Ritengo che il Fumetto in quanto Arte sia una dei mezzi più liberi possibili, dove ognuno può decidere cosa fare in libertà ed espressione assoluta. Proprio in base a questo assunto cerco sempre di  incentivare gli esperimenti e la ricerca di tecniche nuove. Naturalmente è fondamentale prima imparare ad avere una solida base di disegno, di anatomia, di prospettiva. È come costruire una casa, prima poni le fondamenta, ma dopo puoi sbizzarrirti e, se vuoi, essere anche il nuovo Gaudì!

DS: Grazie Marco!

MT: Grazie a te!

Filippo Conte

Intervista a Emanuela Lupacchino e Guillermo Ortego

Incontriamo Emanuela in uno dei tanti bar del centro Excel, dove l’aspettavamo, visto che era impegnata ben oltre l’orario di chiusura a finire l’ennesima commission della giornata, così da mandare a casa felice anche quell’ultimo fan. L’attesa è ripagata dal fatto che la simpaticissima Emanuela si presenta assieme a  Guillermo Ortego, suo fido inchiostratore, nonché persona squisita.

DOUBLE SHOT: Ciao Emanuela, ciao Guillermo, tutto bene? è passato un anno dalla prima Londra, dove tu, Emanuela, eri l’unica italiana tra gli ospiti. Cosa ci dici di questa seconda edizione?

EMANUELA LUPACCHINO: Ciao a voi, tutto bene, un po’ stanca, ma felice di questa giornata! Che devo dirvi: per me è anche meglio se possibile. Oltretutto è bello stare insieme ai colleghi italiani, che prima di essere dei mostri di bravura, sono amici e mostri di simpatia. Anche se ieri sera mi hanno fatto mangiare troppo cibo indiano e sto ancora bruciando (ridiamo assieme).

DS: E cosa è cambiato per te in un anno?

EL: Più che cambiate, le cose stanno “aumentando” (ride). A parte scherzi sono molto contenta del 2012 e di questo inizio 2013, ho avuto la possibilità di  collaborare con Marvel, DC comics e Valiant, lavorando sempre di più, ma anche con soddisfazioni sempre maggiori. Soddisfazioni che sento di dover condividere con Guillermo ovviamente

DS: Tu e Guillermo ormai siete una coppia affiatata come ce ne sono state tante in passato, tipo Byrne /Austin, Davis/Farmer, Miller/Janson. Come mai oggi è più raro trovare dei tag team più stabili tra disegnatore ed inchiostratore?

EL: Non so come mai, se queste decisioni siano da imputare a motivi diciamo “aziendali” oppure se è da imputare ai disegnatori stessi. Personalmente ritengo l’inchiostratore come una parte fondamentale del mio lavoro, io cerco di creare un team più affiatato possibile con Guillermo, perché lui è l’ultima mano sul mio lavoro, perché quello che vede la gente è più il suo lavoro che il mio. Qualsiasi scelta io possa fare, qualsiasi progetto mi sottopongano, io mi confronto con Guillermo e  ne discutiamo assieme, sia che si tratti di scelte artistiche, sia che riguardi solo le deadline, le famigerate scadenze.

DS: Emanuela mi hai dato un’idea: ti coinvolgo in un gioco, che consisterà nel fatto che diventerai tu intervistatrice e dovrai fare qualche domanda a Guillermo.

EL: Davvero? Sì mi può piacere… Inizio con una  domanda classica da fare a un inker: quali sono i tuoi tre inchiostratori preferiti (sul primo sono certa…)?

GUILLERMO ORTEGO: Mark Morales assolutamente primo! A seguire, a pari merito, Jesùs Merino e Dexter Vines. Sono tutti e tre inker contemporanei, me ne rendo conto, ma sono tutti  colleghi che stimo veramente tantissimo.

EL: Ok, passiamo a una bella domanda più “tecnica”: quali sono i tuoi strumenti preferiti?

GO: Bella domanda: all’inizio usavo prevalentemente il pennello, mentre il pennino mi serviva solo per fare qualche contorno. Anche con Emanuela al principio della nostra collaborazione è stato così. In seguito, sia per scelta di stile sia per scelta anche di tempo, ho cominciato ad usare il pennino per tutto, arrivando a risultati migliori, con un segno più netto, deciso, molto più vicino a quello di Morales, tanto per fare un esempio. Il pennello ora lo uso ancora a volte per i capelli, per le linee del corpo e , più in generale, in un approccio di base. Ma il passaggio al pennino è stato decisivo anche nel trovare la migliore intesa, una nostra alchimia, con Emanuela.

EL: Sono d’accordo! Cosa ne pensi del tuo disegnatore attuale? (ridiamo)

GO: Oh è veramente una ragazza molto gentile, molto brava con me, visto che di sicuro all’inizio c’era qualcosa che non le andava del mio lavoro; col tempo ho capito come sintonizzarci sempre meglio. Ora addirittura riesco anche ad anticiparla nelle possibili obiezioni ai miei esperimenti, che faccio consapevolmente stavolta. E lei è sempre carina e gentile come all’inizio.

EL: Hahahaha è vero, è quello che io chiamo il nostro “collegamento mentale”!

DS: Sei stata bravissima! Prima di lasciarci, un’ultima cosa: so che stai facendo tanto per Peter David, che sta ancora cercando di riprendersi dal colpo subito. Ci puoi dare qualche notizia rassicurante?

EL: No, non è mai tanto per Peter, davvero. Vorrei assolutamente poter fare di più per qualcuno che oltre che eccezionale collega, è anche una splendida persona. Peter si sta piano piano riprendendo, siamo sempre in contatto, doveva essere qui con noi ora tra l’altro. Siamo ancora sconvolti guarda. Ora sta facendo qualche progresso, ma la battaglia è dura e necessita di tutto l’aiuto possibile. Chiunque altro voglia aiutare lui e la sua famiglia in questa dolorosa riabilitazione, chiunque altro abbia sognato un po’ con lui come è capitato a me quando ero solo una sua lettrice, allora legga bene questo link:  http://www.peterdavid.net/2013/01/16/how-you-can-help-peter-david-recover/.

DS: Siamo contenti anche noi allora di poter dare spazio a questa iniziativa, grazie Emanuela, Grazie Guillermo, siete sempre speciali.

EL; GO: Grazie a voi! A presto!

Filippo Conte

London Super Comic Convention 2013 (english version)

Fans queuing and running at the opening on Saturday morning represents the most emblematic scene of this second successful LONDON SUPER COMICS CONVENTION edition. Just like at big concerts where people fight for the first row, the fans ran excitedly to their idols. Many idols indeed attended the LSCC, so much so that the show is quickly becoming the Gotha of the comic conventions: more than 50 creators, illustrators and writers met in two days their warm followers, despite the chilly and yet magical weather that enveloped London.

The first impressive quality  entering the magnificent Excel Center was the incredibly efficient organization system. Like the previous edition, the Comicon surprised for the perfect management of lines, order, accreditations and online tickets – and online were even raffled off some original sketches of the LSCC artists.

The large open space was divided, in a very functional and useful way, in large areas dedicated to publishing houses, indie projects, dealers and featured creators: following the way you could see side by side George Perez, Klaus Janson, Bill Sienkiewicz, David Mack, David Finch, Herb Trimpe, Kevin Maguire, Esad Ribic, JK Woodward and other important names of the comics world, like the smiling J. Scott Campbell next to the legendary  Brian Bolland – busy with a constant queue for the whole time. This is just a sample of what you could find within a few meters, and what kind of artists attended the show.

If last year the superguest Stan Lee was meant to be the comics History representative, the this year honor must be surely divided among the above mentioned Herb Trimpe, always equipped of historic covers prints (does a certain Wolverine ring a bell?) as well as good anecdotes, Roy Thomas, guest of the praiseworthy PS Artbooks I already mentioned last year [link], and the amazing Neal Adams, an authentic “money-machine”: at his stand you could buy from expensive original drawings to a number of wonderful prints, sketchbooks, books and statues, and even a picture with him for “only” £20.

The longest line was surely the one for Dan Slott – together with Adi Granov -, the loved/hated writer of Spiderman, even if only to take the opportunity to buy his special edition with an exclusively cover drawn for the LSCC, and get it signed by the author. Besides Spiderman, there were other special LSCC editions: the ones published by Markosia and Zenescope and a wonderful “british” Witchblade with exclusive cover drawn by Bill Sienkiewicz (brilliant as always) and published by Silvestri’s Top Cow which has attended the convention for the first time.

Talking about publishers, 2000 AD – Rebellion absolutely deserves a special mention: not only launched it such artists as Alan Moore, Dave Gibbons, Neil Gaiman and Grant Morrison, but it has still been issuing  high quality stories, most of them published in its two traditional magazines 2000 AD and Judge Dredd Magazine. As testimonials at the stand there were the funny “bad boys” Boo Cook, Simon Davis, Rufus Dyglo and others – whom we will hear more and more about – drawing sketches for everyone on cute sketchbooks that were especially created for the occasion. We do hope to read more books of this extraordinary publisher in Italy soon.

There were other British artists who started off in the famous Judge Dredd’s publishing house at the London Comicon:  the talented Chris Weston, incredibly good at drawing fast and yet minutely, and the friendly Gary Erskine, who told us about his interesting project Roller Grrrls [web] and a likely sequel to the amazing City of Silence, created years ago together with Warren Ellis.

How not to mention Neil Edwards, Glen Fabry, the great Mark Buckingham and the writers Alan Grant and John Wagner, all British authors who have had success in the US?

The above list of names concerned only the British guests, but many others attended the show like the top artists of the Marvel’s, DC’s and Dark Horse’s main series, all warmly welcomed by the fans who were happy to get priceless sketches or autographs on issues and books. Among others, the most popular were the fabulous Gary Frank and Yildiray Cinar, for those who appreciate the Legion, and the amazing Jeremie Bastien.

Another rather interesting section was that dedicated to the independent publishers since it has always  found out big talents in the UK. More and more popular is SPANDEX, a self-produced series by Martin Eden and dedicated to the first all gay group of superheroes (the volume is already considered as one of the best book of 2012). Also remarkable the Sloth Comics that proudly told us about the editorial efforts put in the production of Moebius’s book Madwoman of the Sacred Heart. It is outstanding how hard they work and how much enthusiasm those guys put in spreading the Comic.

Last but not the least, the Italians, a significant number this year. DOUbLE SHOt has reserved them a special, where they speak about the London Convention, themselves as artists and their private life. Indeed it is a pleasure to introduce the interviews of Gabriele Dell’Otto, Simone Bianchi, Matteo Scalera, Marco Turini and Marco Santucci and I would like to thank them all again for their time and friendliness. Of course it must be added the team captain Emanuela Lupacchino that we have already met last year, but this time she was so kind to be an interviewed as much as an interviewer.

The polite guys of the staff invited us to exit the show with a look on their face that seemed sad but looked like an “arrivederci” at the same time. Outside some snowflakes started falling down. On the last train to London we left the Excel Center behind not without a big smile on, bigger than the one we had last year.

Filippo Conte
(traduzione Sara Cipolletti)

Intervista a Simone Bianchi

Incontriamo Simone Bianchi verso la chiusura del primo giorno e siamo accolti subito con simpatia e con un bellissimo accento lucchese suo e della sorella.

DOUbLE SHOt: Ciao Simone, inizio subito con il chiederti cosa hai trovato in più e cosa hai trovato in meno qui a Londra, rispetto alle altre convention a cui hai partecipato?

SIMONE BIANCHI: Di meno nulla, anzi sono rimasto molto colpito dall’organizzazione e di come stanno gestendo il tutto in maniera molto professionale: i ragazzi dello staff sono stati molto gentili e precisi in tutto. Inoltre mi piace dire che ho partecipato a diverse convention, ma non mi era mai capitato di vedere quello che è successo stamane, quando hanno aperto le porte e immediatamente la gente ha iniziato a correre per riuscire ad accaparrarsi una commissione, una firma o solo una foto. Una dimostrazione di affetto e calore veramente rara che mi trova molto in sintonia per ciò che riguarda i rapporti umani e il modo di condividere questa passione per i comics.”

DS: Entrando di più proprio nella persona Simone Bianchi, visto che hai fatto questo riferimento, mi ricordo i primi anni ’90 a Lucca Comics, quando si era solo nel palazzetto dello sport e tu già avevi un piccolo spazio con le tue prime produzioni: dopo tutto questo percorso quanto ti senti cambiato?

SB: Sinceramente? Io mi sento assolutamente uguale a ciò che ero all’inizio, anzi ora ho molta più voglia di migliorare di quanta ne avessi a venti, venticinque anni. La cosa che mi ha accompagnato sempre è proprio questo mettermi in discussione e ascoltare le critiche (quelle fatte con cognizione di causa), tant’è che se dovessi dirti come mi sento ora dopo 20 anni , posso affermare tranquillamente che non ho fatto ancora nulla di quello che vorrei fare, che voglio ancora crescere, conoscere, sperimentare. E qualcosa a proposito di questo si vedrà nel lavoro che sto facendo ora…

DS: Me ne devi assolutamente parlare! Prima però vorrei chiederti come definiresti in una parola il tuo rapporto con i fan.

SB: Vitale. Io adoro il continuo scambio, sia quando ci si incontra alle fiere, sia anche in maniera virtuale, attraverso il sito che è aggiornato costantemente. A proposito di questo permettimi di ringraziare mia sorella Gloria, che mi aiuta in un tale e importante risvolto del mio lavoro.

DS: Hai uno stile assolutamente riconoscibile a primo sguardo, il tuo marchio è come un riff di un chitarrista famoso. A proposito degli strumenti dell’artista, ti volevo chiedere se sei aperto alle nuove tecnologie nel campo della grafica.

SB: Ti ringrazio innanzitutto per il paragone, perché io sono un “drogato” di musica, ne ascolto in continuazione, specie quando lavoro, tant’è che credo che nelle mie matite ci sia sicuramente traccia di tutti i miei CD (ridiamo assieme). Per ciò che riguarda la domanda nello specifico, ti rispondo che a me piace ancora tanto sporcarmi le mani in mezzo a tele e  pennelli; la manualità, per il mio divertimento, al di là del risultato finale o del tempo impiegato, per me è ancora fondamentale. Detto questo sto tentando di addentrarmi un po’ alla volta, assolutamente da neofita,  nel mondo del digitale, usando ogni tanto Photoshop per le prove di selezione del colore ad esempio. In futuro mi vorrei comprare anche una tavoletta grafica Cintiq, ma ora come ora il 99,9% del mio lavoro adoro farlo a mano. Il piacere della pennellata è ancora insostituibile.”

DS: Cosa ne pensi del panorama fumettistico italiano?

SB: Mi fai una bella domanda, alla quale però ti darei una risposta solo parziale, perché sono un lettore sfegatato degli albi Bonelli che mi piacciono tantissimo e quindi non saprei che dirti per tutto il resto.

DS: Ok, allora a questo punto mi dovrai svelare tutto del tuo ultimo progetto in fieri.

SB: Hahahah, ok, ok, tanto credo che ormai i rumors abbiano avuto conferma ufficiale. Sono alle prese con la serie limitata sulle origini di Thanos, un progetto su cui la Marvel punta molto, specie in questi ultimi tempi, considerato il parallelo sviluppo dei film che, tra i Guardiani della galassia e tutto il resto che verrà, saranno improntati sulle tematiche cosmiche, delle quali Thanos è indiscusso protagonista. Lo scrittore è Jason Aaron, che ha uno stile che mi piace molto ed è anche una persona assolutamente gentile e garbata, a dispetto della sua immagine rude. Nei primi numeri ho sperimentato qualche linguaggio grafico diverso da ciò che ho fatto finora, specie nella definizione dei protagonisti e nel montaggio della tavola. Sarà una mini molto importante, epica, a tratti dura e  violenta; mi sta piacendo tantissimo disegnarla.

DS: Grazie per questa succosa anticipazione Simone e grazie per tutto il resto. Buona LSCC 2013!

SB: Grazie a te. è stato un piacere chiacchierare assieme.

Filippo Conte

Intervista a Gabriele Dell’Otto

Troviamo subito Gabriele Dell’Otto mentre è in procinto di creare un bellissimo sketch a colori su un cartoncino nero. Gabriele ci mette subito a nostro agio, con battute e sorrisi. Tutto questo mentre un epico Dottor Strange prende forma su quel cartoncino nero…

DOUbLE SHOt: Ciao Gabriele, cominciamo subito a parlare di questa tua prima esperienza inglese: puoi dirci le tue impressioni?

GABRIELE DELL’OTTO: Sono belle impressioni, assolutamente. I ragazzi inglesi sono fantastici, sto ricevendo un affetto e un calore unico. In più un plauso all’organizzazione: pensavo che con tanti autori la gestione potesse essere un po’ più caotica rispetto ad altre convention, invece tra accoglienza, efficienza e cura si stanno rivelando veramente unici. Sì, mi sta piacendo essere qua.

DS: A proposito del rapporto con i fan, ormai ovunque vai, che sia Lucca o Londra, hai una coda sempre piena (indico la gente in paziente attesa). Come ti rapporti a tutto ciò?

GDO: Sono un ragazzo fortunato (ridiamo). Molti dei grandi artisti ai quali mi sono ispirato mi hanno insegnato oltre allo stile anche l’approccio, ovvero prendere questo lavoro come un lavoro, senza dover diventare a tutti  i costi una rockstar. Bisogna amare questo lavoro non per diventare famosi, bensì per fare qualcosa di buono, qualcosa di bello, per se stessi e per chi lo leggerà.

DS: E parlando allora di questi artisti, ci puoi fare qualche nome?

GDO: Sì certo, anche se la maggior parte degli artisti che amo sono passati a miglior vita, il che mi rende inevitabilmente vecchio! Sicuramente una cosa che voglio e vorrò sempre ricordare è  stato l’incontro con John Buscema, conosciuto a Roma, mentre lavoravo in Panini. Nonostante fosse impegnato, fu molto gentile, dedicò molto tempo a me e ai miei lavori, dandomi consigli preziosi e incoraggiandomi moltissimo. Ero agli inizi, fu un passaggio fondamentale per la mia vita e la mia carriera, perché in quel momento capii che volevo diventare come lui, rimanere umile e disponibile con tutti.

DS: Qualche altro nome che segui nelle produzioni odierne c’è?

GDO: Sì certamente! Uno lo vedi laggiù (indica), è Brian Bolland, sempre un maestro di stile; ma poi mi viene in mente anche Mike Mignola e tanti altri che colleziono. Purtroppo riesco più a collezionare che a leggere, perché quando torno a casa, la maggior parte del mio tempo è assorbito dai miei figli, ai quali voglio dedicare più ore possibili. Anche questo è uno dei punti fermi che mi sono posto nella mia carriera: qualsiasi lavoro ci possa impegnare e appassionare, non bisogna mai perdere di vista la nostra realtà familiare.

DS: So che non ti piace tanto parlare di questioni più personali, ma è bello sapere di questa tua dimensione più paterna. È lo stesso consiglio che daresti a qualche fumettista giovane?

GDO: Assolutamente sì! Non bisogna mai usare l’alibi che quando si è giovani bisogna lavorare il più possibile e non c’è tempo per le questioni personali: balle! Il tempo si trova, si deve trovare. Di certo non aiutano i messaggi che un certo tipo di società vuole dare ai giovani, ovvero quello della realizzazione personale più da “giungla” che da vera “comunità”. Io sono convinto che alla fine il lavoro passa, la fama passa, mentre altre cose sono veramente per sempre.

DS: Grazie Gabriele è stato un piacere!

GDO: Grazie a te Filippo.

Filippo Conte

London Super Comic Convention 2013

La corsa dei fan all’apertura di sabato mattina rappresenta una delle scene emblematiche di questa seconda, trionfale, edizione della LONDON SUPER COMIC CONVENTION. Come a un grande concerto, dove appena aperti i cancelli si fa a gara per accaparrarsi i posti in prima fila, allo stesso modo il pubblico di appassionati si è lanciato con un entusiasmo incredibile verso i loro idoli. E di idoli ce ne sono stati tanti, un primato che porta la LSCC subito tra il Gotha delle manifestazioni dedicate al fumetto: più di 50 autori, tra disegnatori, inchiostratori e scrittori, per due giornate intense hanno incontrato un pubblico caldissimo, a dispetto della temperatura polare nella quale Londra era, magicamente come suo solito, immersa.

Appena entrati nel maestoso Excel Center, la prima cosa che colpiva – ed era un punto di forza anche l’anno scorso – era l’incredibile organizzazione a orologeria, perfetta sotto tutti i punti di vista, sia per gli accrediti, che per lo smaltimento e organizzazione delle code d’entrata, sia anche per i biglietti online, dove addirittura erano in palio diversi disegni originali fatti dagli artisti ospiti.

Il grande open space era diviso in maniera molto logica e funzionale, in spazi molto ampi dedicati alle case editrici, ai progetti più indi pendenti, ai venditori e alle tavolate con gli autori: seguendo il percorso ci si imbatteva, gomito a gomito, in George Perez, Klaus Janson, Bill Sienkiewicz, David Mack, David Finch, Herb Trimpe, Kevin Maguire, Esad Ribic, JK Woodward e, più avanti, altri grandi del panorama fumettistico mondiale come il sorridente J. Scott Campbell a braccetto con leggende come Brian Bolland – con una costantemente coda di fan per tutta la durata della manifestazione. Questo è solo un esempio per dare la cifra di cosa fosse concentrato in pochi metri quadrati e quali fossero i nomi coinvolti.

Se l’anno scorso c’era Stan Lee come rappresentante della Storia dei comics, quest’anno il primato è da dividersi tra il già citato Herb Trimpe, sempre provvisto di stampe di cover storiche (il debutto di un certo Wolverine vi dice qualcosa?) e di aneddoti gustosi, Roy Thomas, ospite della meritevole PS Artbooks di cui avevo già parlato l’anno scorso, e l’incredibile Neal Adams, ormai vera e propria “azienda vivente”: nel suo ampio stand si poteva comprare di tutto, dai disegni originali a prezzi stratosferici a una quantità considerevole di bellissime stampe, sketchbook, volumi e statue, e persino foto da fare assieme a lui, in vendita per la “modica” cifra di 20 sterline.

La coda più lunga era sicuramente quella per Dan Slott, l’amato/odiato scrittore di Spiderman, in team con Adi Granov, anche solo per sfruttare l’occasione di farsi autografare l’albo con copertina inedita, uscita esclusivamente per questa convention in edizione limitata.

Oltre a Spiderman, altri  numeri speciali targati LSSC sono stati quelli della case editrice Markosia e Zenescope e una splendida Witchblade in versione “british”, con cover inedita di Bill Sienkiewicz (un genio, sempre bene dirlo), per la Top Cow di Silvestri, la quale era ospite per la prima volta a una convention inglese.

Tra la case editrici, un posto d’onore spetta di sicuro alla 2000 AD – Rebellion, meritevole tra l’altro per aver lanciato nel mondo del fumetto gente come Alan Moore, Dave Gibbons, Neil Gaiman e Grant Morrison, e che tuttora esce con storie sempre di una qualità elevatissima, per la maggior parte serializzate nei suoi due magazine storici 2000 AD e Judge Dredd Magazine. Nello stand, a fare da testimonial e a disegnare per tutti su di uno sketchbook delizioso ideato per l’occasione, c’erano i simpaticissimi bad boys Boo Cook, Simon Davis, Rufus Dyglo e altri nomi di cui sentiremo sicuramente parlare in futuro, nella speranza che anche in Italia si possano leggere sempre più titoli di questa straordinaria casa editrice.

Tra gli altri artisti britannici che hanno iniziato nella publisher del famoso Giudice Dredd erano presenti il bravo Chris Weston, incredibile nel coniugare una velocità notevole a un segno dettagliatissimo, e il disponibile Gary Erskine, il quale ci ha parlato tra l’altro del suo interessante progetto Roller Grrrls [riferimento web] e della possibilità di un seguito alla bellissima City of Silence, una mini di parecchi anni fa fatta insieme a Warren Ellis.
E come non ricordare anche Neil Edwards, Glen Fabry, il grande Mark Buckingham e gli sceneggiatori Alan Grant e John Wagner, tutti autori di formazione inglese che poi si sono affermati in USA?

Questa rassegna di nomi riguarda solo gli ospiti di natali britannici, ma tantissimi altri erano presenti: rappresentanti delle testate di punta Marvel, DC, Dark Horse, tutti accolti dal calore di un pubblico entusiasta di poter avere un prezioso sketch o anche solo chiedere una dedica su albi e libri. Tra i più gettonati di sicuro l’eccezionale Gary Frank, ma anche Yildiray Cinar, per i patiti della Legion e l’incredibile Jeremie Bastien.

Da non dimenticare l’ampia sezione dedicata alle case indipendenti, da sempre foriere in UK di grandi talenti. Si comincia a parlare già molto di SPANDEX, la serie autoprodotta da Martin Eden e dedicata al primo gruppo di supereroi all gay (il volume è già considerato una delle migliori uscite nel 2012). Meritevole inoltre la Sloth Comics, che ci ha raccontato con orgoglio lo sforzo editoriale per produrre il libro di Moebius La pazza del Sacro Cuore. È ammirevole  l’impegno di questi appassionati nella diffusione  del Fumetto.

Dulcis in fundo gli italiani, quest’anno presenti in numero davvero considerevole. DOUbLE SHOt ha pensato di dedicare loro uno speciale, nel quale hanno parlato della convention londinese e si sono svelati di più come artisti e come persone. Sarà quindi un piacere introdurvi direttamente alle parole di Gabriele Dell’Otto, Simone Bianchi, Matteo Scalera, Marco Turini e Marco Santucci, che ringrazio di cuore per la disponibilità e la simpatia. Ovviamente a questi va unita il capitano della squadra Emanuela Lupacchino, già incontrata lo scorso anno, questa volta in doppia veste di intervistata e intervistatrice.

I ragazzi dello staff, sempre gentilissimi, ci hanno invitato a dirigerci verso le uscite con estremo garbo e con uno sguardo che sembrava quasi rammaricato, ma che aveva anche il gusto di un “see you soon”.  Fuori cominciava a cadere qualche fiocco sparuto. Preso il last train to London si lascia il centro Excel alle spalle. Non senza un sorriso ancora più grande di quello dello scorso anno.

Filippo Conte