Troviamo subito Gabriele Dell’Otto mentre è in procinto di creare un bellissimo sketch a colori su un cartoncino nero. Gabriele ci mette subito a nostro agio, con battute e sorrisi. Tutto questo mentre un epico Dottor Strange prende forma su quel cartoncino nero…
DOUbLE SHOt: Ciao Gabriele, cominciamo subito a parlare di questa tua prima esperienza inglese: puoi dirci le tue impressioni?
GABRIELE DELL’OTTO: Sono belle impressioni, assolutamente. I ragazzi inglesi sono fantastici, sto ricevendo un affetto e un calore unico. In più un plauso all’organizzazione: pensavo che con tanti autori la gestione potesse essere un po’ più caotica rispetto ad altre convention, invece tra accoglienza, efficienza e cura si stanno rivelando veramente unici. Sì, mi sta piacendo essere qua.
DS: A proposito del rapporto con i fan, ormai ovunque vai, che sia Lucca o Londra, hai una coda sempre piena (indico la gente in paziente attesa). Come ti rapporti a tutto ciò?
GDO: Sono un ragazzo fortunato (ridiamo). Molti dei grandi artisti ai quali mi sono ispirato mi hanno insegnato oltre allo stile anche l’approccio, ovvero prendere questo lavoro come un lavoro, senza dover diventare a tutti i costi una rockstar. Bisogna amare questo lavoro non per diventare famosi, bensì per fare qualcosa di buono, qualcosa di bello, per se stessi e per chi lo leggerà.
DS: E parlando allora di questi artisti, ci puoi fare qualche nome?
GDO: Sì certo, anche se la maggior parte degli artisti che amo sono passati a miglior vita, il che mi rende inevitabilmente vecchio! Sicuramente una cosa che voglio e vorrò sempre ricordare è stato l’incontro con John Buscema, conosciuto a Roma, mentre lavoravo in Panini. Nonostante fosse impegnato, fu molto gentile, dedicò molto tempo a me e ai miei lavori, dandomi consigli preziosi e incoraggiandomi moltissimo. Ero agli inizi, fu un passaggio fondamentale per la mia vita e la mia carriera, perché in quel momento capii che volevo diventare come lui, rimanere umile e disponibile con tutti.
DS: Qualche altro nome che segui nelle produzioni odierne c’è?
GDO: Sì certamente! Uno lo vedi laggiù (indica), è Brian Bolland, sempre un maestro di stile; ma poi mi viene in mente anche Mike Mignola e tanti altri che colleziono. Purtroppo riesco più a collezionare che a leggere, perché quando torno a casa, la maggior parte del mio tempo è assorbito dai miei figli, ai quali voglio dedicare più ore possibili. Anche questo è uno dei punti fermi che mi sono posto nella mia carriera: qualsiasi lavoro ci possa impegnare e appassionare, non bisogna mai perdere di vista la nostra realtà familiare.
DS: So che non ti piace tanto parlare di questioni più personali, ma è bello sapere di questa tua dimensione più paterna. È lo stesso consiglio che daresti a qualche fumettista giovane?
GDO: Assolutamente sì! Non bisogna mai usare l’alibi che quando si è giovani bisogna lavorare il più possibile e non c’è tempo per le questioni personali: balle! Il tempo si trova, si deve trovare. Di certo non aiutano i messaggi che un certo tipo di società vuole dare ai giovani, ovvero quello della realizzazione personale più da “giungla” che da vera “comunità”. Io sono convinto che alla fine il lavoro passa, la fama passa, mentre altre cose sono veramente per sempre.
DS: Grazie Gabriele è stato un piacere!
GDO: Grazie a te Filippo.
Filippo Conte