Intervista a Matteo Scalera

Alla fine di una folta schiera di persone, troviamo un ragazzone con folta barba, braccia completamente ricoperte di tatuaggi e codino da samurai: a dispetto degli stereotipi sull’abito e sul monaco, Matteo Scalera ci accoglie con un sorriso e una gentilezza rara, nonché modi compassati mentre finisce di dipingere una cover.

DOUbLE SHOt: Matteo qualcuno ci ha detto che è la prima volta che vieni a Londra, è vero? Cosa ne pensi della città e di questa sua convention?

MATTEO SCALERA: Prima volta a Londra lo ammetto! Ho girato tanto, ma incredibilmente Londra non l’avevo mai ancora vista. E devo dire che mi pento un po’, perché è bellissima. Vorrei avere un po’ più di tempo per visitarla, ma questa fiera è veramente impegnativa. Io credo che la LSCC sia equiparabile alle altre convention americane che frequento ed è organizzata in modo molto similare, incentrando tutto sugli autori. C’è molto entusiasmo qui, segno che c’era veramente bisogno di un evento come questo.

DS: Entriamo ora nel dettaglio del tuo stile, perché è molto personale e complesso, ed è difficile estrapolare tutte le influenze: c’è chi dice che sei perfetto per il mercato americano, chi vede una forte influenza manga nelle tue linee, c’è anche chi ci vede una radicata tradizione italiana. Ci sveli tu gli ingredienti segreti di Matteo Scalera?

MS: In realtà hai già detto tutto tu! (ridiamo) A parte scherzi, hai veramente ripercorso quelle che sono state tutte le mie letture, da alcune passioni giovanili, come i manga, fino a quello che leggo ora. Un disegnatore, volendo o no, assorbe tutto ciò con il quale viene a contatto. Io stesso a volte trovo forte nel mio background tante scelte di regia che provengono dal fumetto giapponese, così come tante fascinazioni di maestri quali Toppi, Breccia, che ho sempre adorato. Sono autori che se sei un disegnatore non  è possibile che non ti influenzino, che uno lo decida coscientemente o no. Alla fine vengono fuori e basta.

DS: Con quale sceneggiatore ti sei trovato meglio nella tua carriera?

MS: Mi sono trovato, e mi trovo tuttora benissimo, con Rick Remender,  indubbiamente a partire dall’approccio: lui sceglie con cura i disegnatori con i quali vuole lavorare e costruisce intorno a loro la storia che vuole narrare. Sta molto attento quindi alle doti del disegnatore con cui sta lavorando, lo sceglie gli fa subito sentire questo. Con me in particolare mi sfida, positivamente parlando, cercando di esaltare le mie doti, giocando nel mio campo con scene d’azione e uno storytelling particolare, come si vede nei numeri dei Secret Avengers fatti assieme. Inoltre quando si lavora su una sua sceneggiatura, si vede che è stata scritta da un (ex)disegnatore, lo si capisce da tantissime cose, molte delle quali è difficile spiegare, ma t’assicuro che sono molto forti e decisive nella composizione di una storia. Nel futuro faremo sicuramente altro assieme, ma  adesso non posso ancora svelare cosa…

DS: Ok, allora dimmi un nome di uno sceneggiatore invece con il quale non hai ancora collaborato, ma ti piacerebbe farlo.

MS: Sceneggiatore? Dell’Otto che sta passando dietro le mie spalle [Gabriele Dell'Otto ride e fa segno di no]. A parte scherzi, mi piacerebbe collaborare con Robert Kirkman, il famoso scrittore di The Walking Dead,  con il quale sono spesso in contatto perché è l’editor dell’etichetta Skybound, una nuova realtà sotto Image comics, dove faccio una serie anch’io.

DS: Cosa ne pensi invece della situazione italiana, fumettisticamente parlando? Si vedrà qualcosa di tuo a breve anche in patria?

MS: Purtroppo posso dirti ben poco, perché sono lontano dalla realtà italiana almeno dal 2006, quando ho iniziato subito con un fumetto Image e immediatamente sono stato catapultato a San Diego, e in USA, lavorativamente parlando, sto ancora. Qualcosa in realtà mi hanno anche proposto, tipo la  Bonelli, con la collana delle Storie, oppure il Dylan Dog color fest, per cui ho fatto delle prove. Sono tutte situazioni che però hanno tempi e programmazioni lunghi, per cui non ho molto altro da dire, se non che mi farebbe piacere  sicuramente, perché Dylan ad esempio è uno dei fumetti con il quale sono cresciuto.

DS: Farebbe piacere molto anche a noi! Matteo ti ringrazio, sei stato molto disponibile e gentile.

MS: Grazie a voi, un saluto alla nostra Italia allora!

Filippo Conte

Intervista a Marco Santucci

DOUbLE SHOt: Ciao Marco, volevo iniziare subito con una domanda “londinese”: tu sei un autore che sta avendo esperienze in tre realtà, come quella italiana, quella americana e quella francese. Ora che sei a questa convention, come giudichi il panorama fumettistico britannico?

MARCO SANTUCCI: Beh, direi che è difficile farsi un idea precisa del panorama fumettistico inglese con solo una convention ma se devo dare un giudizio, quel giudizio è sicuramente positivo. Certo, mi aspettavo  qualcosa di ancora più grande e affollato (siamo a Londra diamine! ) ma devo dire che gli appassionati inglesi sono davvero meravigliosi, con il loro grande interesse e apprezzamento per gli autori esteri. Non appena il mio nome è apparso sul sito del London Comicon hanno iniziato a fioccare le richieste di commissioni! E questo credo sia la massima rappresentazne di apprezzamento della tua arte. Per non parlare poi della gente che mi ha portato un sacco di albi da far firmare. Tutti americani naturalmente, il fumetto Bonelli, purtroppo, non è conosciuto lì. Unica Piacevole eccezione: un fan che mi ha chiesto di realizzargli un Martin Mystere, uno Zagor e un Chico!

DS: Tra i complimenti che ti fanno sul tuo stile, spesso sento parlare della tua dote dell’eclettismo, perché sai passare, senza variazioni e stravolgimenti, da Tex agli X-men: condividi quest’affermazione? C’è un complimento che vorresti ti fosse fatto più spesso invece?

MS: Sicuramente questa affermazione deve essere, almeno in parte, vera, altrimenti non avrei lavorato in contesti così diversi. Devo dire però che in realtà di variazioni, accorgimenti e attenzioni ne devo mettere tante, ogni qual volta passo da un genere ad un altro. E ogni volta faccio fatica a riadattarmi alla nuova situazione. Quando  passai da Tex a Spiderman ricordo che mi trovai con un improvvisa libertà grafica… Quasi spiazzante! Il risultato, fu un iniziale legnosità nella gestione della tavola per poi, piano piano, sciogliersi sempre più. E comunque, la cosa buffa è che dopo tutta questa fatica, alla fine c’è magari sempre chi continua a dire “sembra comunque un disegnatore italiano che cerca di fare l’americano”. Beh… senza offesa per nessuno, ma visti alcuni lavori americani al 100%… Forse quello di avere un tratto che ancora mostra classicità e italianità è proprio il miglior complimento che possano farmi!

DS: Cosa ha in più il fumetto italiano e cosa in meno rispetto ad altre situazioni degli altri paesi dove hai lavorato?

MS: In più ha sicuramente la giusta cura  con cui viene realizzato. In Italia c’è un giusto compromesso fra velocità produttiva e qualità grafica. In Francia ad esempio è tutto ancora più curato ma tremendamente lento. In America l’opposto, purtroppo! Soprattutto negli ultimi periodi sento di scadenze allucinanti che costringono molti autori a tenere ritmi lavorativi molto elevati. La qualità non può che soffrirne in quei casi. Ed è un peccato perché considero i personaggi americani e i comics in generale il massimo dal punto di vista di libertà creativa. Peccato avere così tante possibilità se sei costretto a tirare via, oppure trovare espedienti per essere più produttivo.

DS: C’è uno sceneggiatore con il quale vorresti lavorare? E un personaggio?

MS: Ho avuto la fortuna di lavorare già sul mio personaggio preferito in assoluto, Spiderman! Se vogliamo parlare poi di sogni, lavorare con uno sceneggiatore come Mark Millar sarebbe davvero una delle più grandi soddisfazioni della mia vita!

DS: Tra gli autori che sono presenti a questa convention dimmi: a) con chi andresti a cena assieme; b) a chi “ruberesti” qualche segreto; c) chi – se c’è stato – era il tuo idolo da ragazzo.

MS: a) Beh, con molti di loro sono stato praticamente già a cena!
b&c) ce ne è uno a cui ruberei volentieri non qualche segreto ma proprio tutta la sua grandissima maestria: Neal Adams! Maestro impareggiabile di dinamismo, storytelling, chiaroscuro! Autore incredibile di comics sotto tutti i punti di vista! Ho imparato a disegnare osservando le sue opere!

DS: Grazie di tutto Marco,  presto!

Filippo Conte

Intervista a Marco Turini

Incontriamo non senza difficoltà Marco Turini tagliando una coda lunghissima, tutti diretti verso il tavolo dove erano presenti Dan Slott, Adi Granov e lo stesso Marco. Per levarci dall’imbarazzo Marco si alza  e, dopo avere chiacchierato con lui e la sua simpatica e bellissima moglie su Londra, iniziamo l’intervista.

DOUBLE SHOT: Ciao Marco, inizio subito da una domanda riferita ai tuoi progetti futuri: dove troveremo Marco Turini nei prossimi 6 mesi?

MARCO TURINI: Per i prossimi tre mesi mi vederete su Artifacts della Top Cow, inizialmente sul numero 26, importante ai fini della continuity di quel universo.  Dopo di ciò lavorerò sia su Witchblade che su Cyberforce, due testate fondamentali per l’etichetta di Marc Silvestri, cosa che mi rende molto orgoglioso.
Oltre tutto questo, disegnerò anche Batman, nella testata Legends of Dark Knight. Saranno quindi mesi impegnativi, pieni di responsabilità, ma anche per questo bellissimi.

DS: Beh hai già svelato qualcosa di veramente gustoso, ottimo. Ci racconti un po’ di come ti stai trovando qui a Londra? Le tue impressioni a caldo.

MT: È una convention sullo stile San Diego, ma confesso che mi aspettavo qualcosa di più simile anche nella grandezza, considerato che è decisamente più contenuta dell’immensa kermesse californiana.
Ma al di là delle dimensioni, penso che sia molto ben organizzata: guarda per esempio la coda al mio tavolo, ordinata, con persone dello staff che aiutano nella gestione, nella divisione in tranche per lasciare spazio ad altri stand, etc. Il tutto senza alcuna protesta nè dei visitatori della fiera nè degli altri stand. Un lavoro decisamente ottimo.

DS: Sei sicuramente famoso per essere un’artista il cui punto di forza sono le figure femminili: c’è qualche eroina di carta su cui vorresti lavorare? Come la faresti?

MT: Si, mi piacerebbe disegnare Eva Kant! Mi piacerebbe però farlo in maniera del tutto innovativa, libero da quelle, pur comprensibili, gabbie imposte dall’editore… Insomma, vorrei disegnarla rivoluzionandone l’icona. Sia chiaro – lo so che siete maligni (ridiamo) – niente sesso nè erotismo: vorrei però dargli una veste più sensuale e intrigante, mantenendone il target di lettura per tutti, diciamo “per famiglie”.

DS: Tu sei anche un insegnante/ sei stato un insegnante, quale consiglio davi per primo ai tuoi allievi?

MT: Il mio insegnamento è sempre stato particolare e diverso da quella che è la norma, nel senso che generalmente si tende a porre delle gabbie, delle regole: io invece faccio il procedimento inverso. Ritengo che il Fumetto in quanto Arte sia una dei mezzi più liberi possibili, dove ognuno può decidere cosa fare in libertà ed espressione assoluta. Proprio in base a questo assunto cerco sempre di  incentivare gli esperimenti e la ricerca di tecniche nuove. Naturalmente è fondamentale prima imparare ad avere una solida base di disegno, di anatomia, di prospettiva. È come costruire una casa, prima poni le fondamenta, ma dopo puoi sbizzarrirti e, se vuoi, essere anche il nuovo Gaudì!

DS: Grazie Marco!

MT: Grazie a te!

Filippo Conte

Intervista a Emanuela Lupacchino e Guillermo Ortego

Incontriamo Emanuela in uno dei tanti bar del centro Excel, dove l’aspettavamo, visto che era impegnata ben oltre l’orario di chiusura a finire l’ennesima commission della giornata, così da mandare a casa felice anche quell’ultimo fan. L’attesa è ripagata dal fatto che la simpaticissima Emanuela si presenta assieme a  Guillermo Ortego, suo fido inchiostratore, nonché persona squisita.

DOUBLE SHOT: Ciao Emanuela, ciao Guillermo, tutto bene? è passato un anno dalla prima Londra, dove tu, Emanuela, eri l’unica italiana tra gli ospiti. Cosa ci dici di questa seconda edizione?

EMANUELA LUPACCHINO: Ciao a voi, tutto bene, un po’ stanca, ma felice di questa giornata! Che devo dirvi: per me è anche meglio se possibile. Oltretutto è bello stare insieme ai colleghi italiani, che prima di essere dei mostri di bravura, sono amici e mostri di simpatia. Anche se ieri sera mi hanno fatto mangiare troppo cibo indiano e sto ancora bruciando (ridiamo assieme).

DS: E cosa è cambiato per te in un anno?

EL: Più che cambiate, le cose stanno “aumentando” (ride). A parte scherzi sono molto contenta del 2012 e di questo inizio 2013, ho avuto la possibilità di  collaborare con Marvel, DC comics e Valiant, lavorando sempre di più, ma anche con soddisfazioni sempre maggiori. Soddisfazioni che sento di dover condividere con Guillermo ovviamente

DS: Tu e Guillermo ormai siete una coppia affiatata come ce ne sono state tante in passato, tipo Byrne /Austin, Davis/Farmer, Miller/Janson. Come mai oggi è più raro trovare dei tag team più stabili tra disegnatore ed inchiostratore?

EL: Non so come mai, se queste decisioni siano da imputare a motivi diciamo “aziendali” oppure se è da imputare ai disegnatori stessi. Personalmente ritengo l’inchiostratore come una parte fondamentale del mio lavoro, io cerco di creare un team più affiatato possibile con Guillermo, perché lui è l’ultima mano sul mio lavoro, perché quello che vede la gente è più il suo lavoro che il mio. Qualsiasi scelta io possa fare, qualsiasi progetto mi sottopongano, io mi confronto con Guillermo e  ne discutiamo assieme, sia che si tratti di scelte artistiche, sia che riguardi solo le deadline, le famigerate scadenze.

DS: Emanuela mi hai dato un’idea: ti coinvolgo in un gioco, che consisterà nel fatto che diventerai tu intervistatrice e dovrai fare qualche domanda a Guillermo.

EL: Davvero? Sì mi può piacere… Inizio con una  domanda classica da fare a un inker: quali sono i tuoi tre inchiostratori preferiti (sul primo sono certa…)?

GUILLERMO ORTEGO: Mark Morales assolutamente primo! A seguire, a pari merito, Jesùs Merino e Dexter Vines. Sono tutti e tre inker contemporanei, me ne rendo conto, ma sono tutti  colleghi che stimo veramente tantissimo.

EL: Ok, passiamo a una bella domanda più “tecnica”: quali sono i tuoi strumenti preferiti?

GO: Bella domanda: all’inizio usavo prevalentemente il pennello, mentre il pennino mi serviva solo per fare qualche contorno. Anche con Emanuela al principio della nostra collaborazione è stato così. In seguito, sia per scelta di stile sia per scelta anche di tempo, ho cominciato ad usare il pennino per tutto, arrivando a risultati migliori, con un segno più netto, deciso, molto più vicino a quello di Morales, tanto per fare un esempio. Il pennello ora lo uso ancora a volte per i capelli, per le linee del corpo e , più in generale, in un approccio di base. Ma il passaggio al pennino è stato decisivo anche nel trovare la migliore intesa, una nostra alchimia, con Emanuela.

EL: Sono d’accordo! Cosa ne pensi del tuo disegnatore attuale? (ridiamo)

GO: Oh è veramente una ragazza molto gentile, molto brava con me, visto che di sicuro all’inizio c’era qualcosa che non le andava del mio lavoro; col tempo ho capito come sintonizzarci sempre meglio. Ora addirittura riesco anche ad anticiparla nelle possibili obiezioni ai miei esperimenti, che faccio consapevolmente stavolta. E lei è sempre carina e gentile come all’inizio.

EL: Hahahaha è vero, è quello che io chiamo il nostro “collegamento mentale”!

DS: Sei stata bravissima! Prima di lasciarci, un’ultima cosa: so che stai facendo tanto per Peter David, che sta ancora cercando di riprendersi dal colpo subito. Ci puoi dare qualche notizia rassicurante?

EL: No, non è mai tanto per Peter, davvero. Vorrei assolutamente poter fare di più per qualcuno che oltre che eccezionale collega, è anche una splendida persona. Peter si sta piano piano riprendendo, siamo sempre in contatto, doveva essere qui con noi ora tra l’altro. Siamo ancora sconvolti guarda. Ora sta facendo qualche progresso, ma la battaglia è dura e necessita di tutto l’aiuto possibile. Chiunque altro voglia aiutare lui e la sua famiglia in questa dolorosa riabilitazione, chiunque altro abbia sognato un po’ con lui come è capitato a me quando ero solo una sua lettrice, allora legga bene questo link:  http://www.peterdavid.net/2013/01/16/how-you-can-help-peter-david-recover/.

DS: Siamo contenti anche noi allora di poter dare spazio a questa iniziativa, grazie Emanuela, Grazie Guillermo, siete sempre speciali.

EL; GO: Grazie a voi! A presto!

Filippo Conte

Intervista a Simone Bianchi

Incontriamo Simone Bianchi verso la chiusura del primo giorno e siamo accolti subito con simpatia e con un bellissimo accento lucchese suo e della sorella.

DOUbLE SHOt: Ciao Simone, inizio subito con il chiederti cosa hai trovato in più e cosa hai trovato in meno qui a Londra, rispetto alle altre convention a cui hai partecipato?

SIMONE BIANCHI: Di meno nulla, anzi sono rimasto molto colpito dall’organizzazione e di come stanno gestendo il tutto in maniera molto professionale: i ragazzi dello staff sono stati molto gentili e precisi in tutto. Inoltre mi piace dire che ho partecipato a diverse convention, ma non mi era mai capitato di vedere quello che è successo stamane, quando hanno aperto le porte e immediatamente la gente ha iniziato a correre per riuscire ad accaparrarsi una commissione, una firma o solo una foto. Una dimostrazione di affetto e calore veramente rara che mi trova molto in sintonia per ciò che riguarda i rapporti umani e il modo di condividere questa passione per i comics.”

DS: Entrando di più proprio nella persona Simone Bianchi, visto che hai fatto questo riferimento, mi ricordo i primi anni ’90 a Lucca Comics, quando si era solo nel palazzetto dello sport e tu già avevi un piccolo spazio con le tue prime produzioni: dopo tutto questo percorso quanto ti senti cambiato?

SB: Sinceramente? Io mi sento assolutamente uguale a ciò che ero all’inizio, anzi ora ho molta più voglia di migliorare di quanta ne avessi a venti, venticinque anni. La cosa che mi ha accompagnato sempre è proprio questo mettermi in discussione e ascoltare le critiche (quelle fatte con cognizione di causa), tant’è che se dovessi dirti come mi sento ora dopo 20 anni , posso affermare tranquillamente che non ho fatto ancora nulla di quello che vorrei fare, che voglio ancora crescere, conoscere, sperimentare. E qualcosa a proposito di questo si vedrà nel lavoro che sto facendo ora…

DS: Me ne devi assolutamente parlare! Prima però vorrei chiederti come definiresti in una parola il tuo rapporto con i fan.

SB: Vitale. Io adoro il continuo scambio, sia quando ci si incontra alle fiere, sia anche in maniera virtuale, attraverso il sito che è aggiornato costantemente. A proposito di questo permettimi di ringraziare mia sorella Gloria, che mi aiuta in un tale e importante risvolto del mio lavoro.

DS: Hai uno stile assolutamente riconoscibile a primo sguardo, il tuo marchio è come un riff di un chitarrista famoso. A proposito degli strumenti dell’artista, ti volevo chiedere se sei aperto alle nuove tecnologie nel campo della grafica.

SB: Ti ringrazio innanzitutto per il paragone, perché io sono un “drogato” di musica, ne ascolto in continuazione, specie quando lavoro, tant’è che credo che nelle mie matite ci sia sicuramente traccia di tutti i miei CD (ridiamo assieme). Per ciò che riguarda la domanda nello specifico, ti rispondo che a me piace ancora tanto sporcarmi le mani in mezzo a tele e  pennelli; la manualità, per il mio divertimento, al di là del risultato finale o del tempo impiegato, per me è ancora fondamentale. Detto questo sto tentando di addentrarmi un po’ alla volta, assolutamente da neofita,  nel mondo del digitale, usando ogni tanto Photoshop per le prove di selezione del colore ad esempio. In futuro mi vorrei comprare anche una tavoletta grafica Cintiq, ma ora come ora il 99,9% del mio lavoro adoro farlo a mano. Il piacere della pennellata è ancora insostituibile.”

DS: Cosa ne pensi del panorama fumettistico italiano?

SB: Mi fai una bella domanda, alla quale però ti darei una risposta solo parziale, perché sono un lettore sfegatato degli albi Bonelli che mi piacciono tantissimo e quindi non saprei che dirti per tutto il resto.

DS: Ok, allora a questo punto mi dovrai svelare tutto del tuo ultimo progetto in fieri.

SB: Hahahah, ok, ok, tanto credo che ormai i rumors abbiano avuto conferma ufficiale. Sono alle prese con la serie limitata sulle origini di Thanos, un progetto su cui la Marvel punta molto, specie in questi ultimi tempi, considerato il parallelo sviluppo dei film che, tra i Guardiani della galassia e tutto il resto che verrà, saranno improntati sulle tematiche cosmiche, delle quali Thanos è indiscusso protagonista. Lo scrittore è Jason Aaron, che ha uno stile che mi piace molto ed è anche una persona assolutamente gentile e garbata, a dispetto della sua immagine rude. Nei primi numeri ho sperimentato qualche linguaggio grafico diverso da ciò che ho fatto finora, specie nella definizione dei protagonisti e nel montaggio della tavola. Sarà una mini molto importante, epica, a tratti dura e  violenta; mi sta piacendo tantissimo disegnarla.

DS: Grazie per questa succosa anticipazione Simone e grazie per tutto il resto. Buona LSCC 2013!

SB: Grazie a te. è stato un piacere chiacchierare assieme.

Filippo Conte

Intervista a Gabriele Dell’Otto

Troviamo subito Gabriele Dell’Otto mentre è in procinto di creare un bellissimo sketch a colori su un cartoncino nero. Gabriele ci mette subito a nostro agio, con battute e sorrisi. Tutto questo mentre un epico Dottor Strange prende forma su quel cartoncino nero…

DOUbLE SHOt: Ciao Gabriele, cominciamo subito a parlare di questa tua prima esperienza inglese: puoi dirci le tue impressioni?

GABRIELE DELL’OTTO: Sono belle impressioni, assolutamente. I ragazzi inglesi sono fantastici, sto ricevendo un affetto e un calore unico. In più un plauso all’organizzazione: pensavo che con tanti autori la gestione potesse essere un po’ più caotica rispetto ad altre convention, invece tra accoglienza, efficienza e cura si stanno rivelando veramente unici. Sì, mi sta piacendo essere qua.

DS: A proposito del rapporto con i fan, ormai ovunque vai, che sia Lucca o Londra, hai una coda sempre piena (indico la gente in paziente attesa). Come ti rapporti a tutto ciò?

GDO: Sono un ragazzo fortunato (ridiamo). Molti dei grandi artisti ai quali mi sono ispirato mi hanno insegnato oltre allo stile anche l’approccio, ovvero prendere questo lavoro come un lavoro, senza dover diventare a tutti  i costi una rockstar. Bisogna amare questo lavoro non per diventare famosi, bensì per fare qualcosa di buono, qualcosa di bello, per se stessi e per chi lo leggerà.

DS: E parlando allora di questi artisti, ci puoi fare qualche nome?

GDO: Sì certo, anche se la maggior parte degli artisti che amo sono passati a miglior vita, il che mi rende inevitabilmente vecchio! Sicuramente una cosa che voglio e vorrò sempre ricordare è  stato l’incontro con John Buscema, conosciuto a Roma, mentre lavoravo in Panini. Nonostante fosse impegnato, fu molto gentile, dedicò molto tempo a me e ai miei lavori, dandomi consigli preziosi e incoraggiandomi moltissimo. Ero agli inizi, fu un passaggio fondamentale per la mia vita e la mia carriera, perché in quel momento capii che volevo diventare come lui, rimanere umile e disponibile con tutti.

DS: Qualche altro nome che segui nelle produzioni odierne c’è?

GDO: Sì certamente! Uno lo vedi laggiù (indica), è Brian Bolland, sempre un maestro di stile; ma poi mi viene in mente anche Mike Mignola e tanti altri che colleziono. Purtroppo riesco più a collezionare che a leggere, perché quando torno a casa, la maggior parte del mio tempo è assorbito dai miei figli, ai quali voglio dedicare più ore possibili. Anche questo è uno dei punti fermi che mi sono posto nella mia carriera: qualsiasi lavoro ci possa impegnare e appassionare, non bisogna mai perdere di vista la nostra realtà familiare.

DS: So che non ti piace tanto parlare di questioni più personali, ma è bello sapere di questa tua dimensione più paterna. È lo stesso consiglio che daresti a qualche fumettista giovane?

GDO: Assolutamente sì! Non bisogna mai usare l’alibi che quando si è giovani bisogna lavorare il più possibile e non c’è tempo per le questioni personali: balle! Il tempo si trova, si deve trovare. Di certo non aiutano i messaggi che un certo tipo di società vuole dare ai giovani, ovvero quello della realizzazione personale più da “giungla” che da vera “comunità”. Io sono convinto che alla fine il lavoro passa, la fama passa, mentre altre cose sono veramente per sempre.

DS: Grazie Gabriele è stato un piacere!

GDO: Grazie a te Filippo.

Filippo Conte

London Super Comic Convention 2013… kick off (english edition)

The friendship between Double Shot and the London Super Comic Convention continues.
On February 23rd and 24th at the imposing Excel Centre in London is going to take place the second edition of the LSCC with a number of big creators and authors of the comics world as guests. Double Shot will be there to report the international show and to give voice to the amazing guests, among which many Italians who will obviously receive our particular attention and be the subject of our “special into the special”.

Exclusively for Double Shot, one of the LSCC promoters George is kindly introducing us the news and the surprises of the this year edition:

Hi George, first of all I would like to say thank you for your time. I let you describe us the 2013 edition:
Pleasure to be discussing the show with you Filippo.
The positive reaction we received from our UK and European attendees and the comic profession (particularly from US creators and publishers) has meant that we have been able to expand the show.
This year we will have 70 spotlight guests, approx 75 creators (both mainstream and small press) in the Artist Alley, a number of major US publishers attending a show in the UK for the first time (including Top Cow, Zenescope and Arcana) and over 250 tables of merchandise from new and back issue comics and graphic novels to toys and comic supplies.

What is the continuity with other comics conventions in UK and what is new?
Consistent with other UK shows we will have a strong UK creator (including Brian Bolland), small press and publisher (2000AD, Markosia) presence.
Where we differ is very much in the breadth and quality of non-UK creators attending.
The US creators include the legendary Neal Adams, J, Scott Campbell, Lee Bermejo, Mike Choi, David Finch, David Hine, Klaus Janson, Bob Layton, David Mack, Kevin Maguire, Ron Marz, Bob McLeod, George Perez, Tim Seeley, Bill Sienkiewicz, Dan Slott, Roy Thomas, Herb Trimpe and JK Woodward.
The European contingent include many Italians not seen in the UK and Mahmud Asrar, Yidiray Cinar, Esad Ribic, Carlos Ezquerra,
In addition we will see the first time appearance of US Publshers (Top Cow, Zenescope and Arcana) and a US comic dealer presence never seen at any UK Show (Metropolis Comics, High Grade Comics, Harley Yee, Terry’s Comics, Heritage Comics, Gary Dolgoff comics and Midtown Comics). This provides collectors the opportunity to purchase comics not easily available in Europe.

The 80s signed the start of the so called “British invasion”, with such authors as Alan Moore, Grant Morrison, Neil Gaiman etc. who have radically changed the comics world. What about the artistic excitement in UK nowadays?
The British invasion continues. The ease of communications these days makes interaction between UK and European creators with US publishers even easier. You just have to look at our creators to see how diverse a geography is now represented (UK, Italy, Austria, Croatia, Greece, Turkey etc). You will be able to meet some of the fantastic UK talent at LSCC this year – Brian Bolland, Doug Braithwaite, Mark Buckingham, Mike Carey, Ian Churchill, Neil Edwards, Kieron Gillen, David Lloyd, John McCrea, Jamie McKelvie, Adi Granov and Frazer Irving.

As Italian, I am very happy about the great participation of my fellow countrymen and women among the LSCC guests. May I say it is the most Italian edition? (laughing)
Indeed (laughing). Not only do we have 6 featured guests (Bianchi, Dell’Otto, Lupacchino, Scalera, Santucci, Turini) but the number of Italian creators coming just to sample the atmosphere takes the number well into double figures.

Regarding the publishers at the convention, also this year there is going to be space for “indy press” and new authors. Is it a specific choice?
We have always thought that the show should not only provide attenddes with the possibility to meet the stars but also to see how wide and diverse comics are as a reading forum. To do this you need to have a strong small press contingent as many innovative ideas and future stars work initially as independents. This is also the reason why we have always encouraged all our mainstream publishers to do portfolio reviews during the show.

I believe that one of the best LSCC ingredients is the possibility of direct contact between many guests – a very incredible list [link to the spotlight guests] – and fans: Is there anybody else you really would like to come to London?
Far too many to mention. There are a number of creators that we have been in discussions for this year which will probably translate to attendance next year. We would loved to have Peter David in attendance this year but health issues caused his cancellation. We wish him well and hope to see him in 2014.
Regards,
George

-Thanks to you George!

Don’t you now feel like coming to the LSCC with us?

London Super Comic Convention 2013… kick off!

Contiua il sodalizio tra DOUbLE SHOt e la LONDON SUPER COMIC CONVENTION. Il 23 e il 24 febbraio nell’immenso spazio Excel Centre di Londra si terrà la seconda edizione della fiera dei comics londinese, che anche quest’anno ospiterà moltissimi grandi nomi del fumetto. DOUbLE SHOt sarà lì per raccontarvi in esclusiva l’evento internazionale e soprattutto per dare voce ai magnifici autori presenti, tra i quali figurano anche molti italiani a cui ovviamente riserveremo un’attenzione particolare dedicando loro uno “speciale nello speciale”.

A presentarci le novità e le sorprese dell’edizione di quest’anno sarà direttamente George uno degli organizzatori della LSCC 2013, in esclusiva per DOUbLE SHOt:

Ciao George, grazie innanzitutto per la disponibilità. Lascio subito a te introdurre la convention di quest’anno.
È un piacere parlare della convention con te, Filippo.

La reazione positiva dei partecipanti inglesi ed europei, così come dei professionisti del fumetto (in particolare degli autori ed editori americani) ci ha consentito di ampliare l’evento. Quest’anno infatti avremo ben 70 ospiti di spicco e circa 75 autori (tra cui anche indipendenti) nella Artist Alley,  moltissime importanti case editrici americane per la prima volta negli UK (come Top Cow, Zenescope e Arcana), ed oltre 250 stand di merchandising in cui sarà possibile trovare vecchi e nuovi numeri di fumetti e graphic novel, toys e accessori.

Quali sono gli elementi di continuità e quelli di novità rispetto ad altre manifestazioni dedicate ai comics che si svolgono in UK?
In  linea con le altre convention in UK, anche noi presenteremo una folta schiera di autori (tra cui Brian Bolland), small press ed editori inglesi (2000AD, Markosia). Ciò che ci differenzia è il nostro impegno nel garantire una maggiore e importante presenza anche di autori stranieri.

Tra le star statunitensi annoveriamo il leggendario Neal Adams, J, Scott Campbell, Lee Bermejo, Mike Choi, David Finch, David Hine, Klaus Janson, Bob Layton, David Mack, Kevin Maguire, Ron Marz, Bob McLeod, George Perez, Tim Seeley, Bill Sienkiewicz, Dan Slott, Roy Thomas, Herb Trimpe e JK Woodward.

Nel contingente europeo troviamo molti italiani per la prima volta in UK, Mahmud Asrar, Yidiray Cinar, Esad Ribic, Carlos Ezquerra.

Inoltre saranno presenti case editrici (Top Cow, Zenescope e Arcana) e dealer americani che mai prima d’ora avevano preso parte a una convention inglese (Metropolis Comics, High Grade Comics, Harley Yee, Terry’s Comics, Heritage Comics, Gary Dolgoff comics and Midtown Comics). Una opportunità che consentirà ai collezionisti di scovare numeri non facilmente reperibili in Europa.

Negli anni ’80 è partita quella che è stata chiamata “l’invasione britannica”, con autori come Alan Moore, Grant Morrison, Neil Gaiman, ecc… che hanno rivoluzionato il mondo dei fumetti. Che fermento c’è ora in UK?
L’invasione britannica continua. Oggi la facilità di comunicazione rende molto più agevole il contatto tra autori inglesi ed europei ed editori statunitensi. Basta guardare ai nostri ospiti per capire  come sia diversa la geografia adesso (UK, Italia, Austria, Croazia, Grecia, Turchia, ecc…). Alla LSCC di quest’anno sarà possibile incontrare alcuni dei fantastici talenti inglesi: Brian Bolland, Doug Braithwaite, Mark Buckingham, Mike Carey, Ian Churchill, Neil Edwards, Kieron Gillen, David Lloyd, John McCrea, Jamie McKelvie, Adi Granov and Frazer Irving.

Da italiano sono  felicissimo della massiccia presenza di nostri compatrioti tra gli ospiti. Si può dire che sia l’edizione più tricolore? (Ridendo)
Verissimo (ridendo). Non solo abbiamo sei ospiti d’onore (Bianchi, Dell’Otto, Lupacchino, Scalera, Santucci, Turini) ma il numero salirà in doppia cifra considerando i molti disegnatori italiani che arriveranno alla LSCC semplicemente per gustarsi l’atmosfera.

Tra le case editrici presente sin dall’anno scorso c’è sempre uno spazio dedicato alle etichette “indy press” e autori esordienti. Vostra precisa scelta editoriale?
Abbiamo sempre pensato che il nostro evento non debba solo offrire l’opportunità di incontrare le star ma anche di capire quanto ampio e diversificato sia il mondo dei comics. Per riuscirci abbiamo bisogno di una forte presenza di small press, così come di idee innovative e future celebrità che cominciano proprio come indipendenti. Questa è anche la ragione per cui abbiamo sempre incoraggiato tutti i nostri editori maggiori a esaminare i vari portfolio durante la convention.

Io credo che uno degli ingredienti migliori della LSCC sia la possibilità del contatto tra i tantissimi autori ospiti – una lista veramente incredibile – e tutti gli appassionati: se ti chiedessi se c’è ancora qualcuno che vorreste riuscire a portare a Londra cosa mi risponderesti?
Davvero troppi da elencare. Ci sono molti autori con cui stavamo prendendo accordi per quest’anno ma molto probabilmente ciò si tradurrà in partecipazione nell’edizione prossima. Avremmo voluto moltissimo che fosse con noi Peter David quest’anno ma delle questioni di salute gli hanno impedito di partecipare. Gli auguriamo di rimettersi presto e speriamo di vederlo nel 2014.

Grazie di tutto George!
Grazie a te, a presto!

Non vi è venuta voglia di venire con noi?

Filippo Conte

(trad. Sara Cipolletti)

Intervista a Emanuela Lupacchino

(Intervista realizzata alla London Super Comic Convention)

Filippo DOUbLe SHOt: Ciao Emanuela, innanzitutto come stai?
Emanuela Lupacchino: Benissimo! È eccezionale essere qui con tanti autori anche mitici, ma soprattutto è fantastico confrontarsi con persone che amano veramente il media fumetto. Ecco, oltre all’organizzazione mi sento di ringraziare tutta la gente per la loro passione, la partecipazione: qui in UK amano con incredibile dedizione il mondo dei comics.

FDS: Se dovessi fare un confronto con le mostre italiane dimmi qualcosa che qui c’è in più e qualcosa che manca.
EL: In più, quello che ho detto: organizzazione ottima, mille autori, maggiore attenzione all’arte più che alla mostra mercato in sé. In meno, ecco, credo che un evento fumettistico debba avere delle mostre tematiche e quelle italiane sono davvero splendide. Poi in ogni caso sono esperienze diverse e bellissime entrambe.

FDS: Parlaci del tuo lavoro attuale e di quello che vorresti fare in futuro.
EL: Attualmente lavoro su X-Factor e sono felice perché la ritengo un’ambizione realizzata: è proprio la testata che seguivo e amavo e che desideravo fare. Adoro i personaggi e le storie, sono molto contenta di quello che sto facendo e mi impegno sempre più per farlo al meglio. In futuro non saprei, la Marvel mi piace realmente tanto anche da lettrice. Se dovessi dire un titolo, forse un evento maxi, magari legato agli Avengers, non sarebbe male, che dici?

FDS: Io? Io ti vedrei benissimo con i supergruppi, penso che con X-Factor tu stia dimostrandola tua capacità nel saper caratterizzare con le peculiarità i diversi personaggi.
EL: Grazie! È una delle cose a cui tengo di più.

FDS: Ora Emanuela vorrei sapere, da italiana che lavora all’estero, un tuo punto di vista sul mercato italiano.
EL: Mmm, qui ritengo la cosa per certi versi problematica. Penso che l’Italia sia piena di autori veramente bravi, eclettici anche nel loro stile. Purtroppo spesso certi “scogli” culturali, legati molto spesso alla considerazione che si ha del fumetto in Italia, non permettono a tanti talenti di emergere. Ci sono state molte polemiche al riguardo, soprattutto legate al fatto non solo sul poter vivere della propria arte, ma anche di poterla continuare a esprimere.

FDS: Che ne pensi al riguardo?
EL: Negli ultimi anni ho constatato proprio una deriva pericolosa nella quale la crisi ha portato l’editore a non rischiare più e a ripetere sempre formati già visti; ma facendo così non ci si evolve, non si studia il mercato. Prendiamo per esempio due titoli come Kick Ass e The Walking Dead: in USA hanno fatto successo e si sono allargati anche ad altri media e anche da noi sono seguiti da folte schiere di fan. In Italia proposte simili forse non verrebbero neanche prese in considerazione. Io ovviamente spero sia solo un momento, perché pure essendo “emigrata”, tengo molto alla realtà fumettistica del mio Paese.

FDS: Grazie Emanuela, sei stata molto disponibile e puntuale nei tuoi contributi, vuoi aggiungere qualcosa?
EL: Certo! Un bacione alla DOUbLe SHOt, vi seguo sempre!

Intervista a Mark Buckingham

(Scroll down for the english version)

Incontriamo Mark Buckingham alla fine della prima giornata della London Super Comic Convention insieme a sua moglie Irma: sono una coppia adorabile e seppure la stanchezza comincia a farsi sentire, sono disponibilissimi e si chiacchera e ride insieme un po’ su tutto.

Filippo DOUbLe SHOt: Ciao Mark! Come stai?
Mark Buckingham: Tutto bene grazie!

FDS: Vorrei iniziare subito questa intervista chiedendoti della tua esperienza con Miracleman, considerato il grande apporto che hai dato all’opera e visto che in Italia è ancora purtroppo inedita e c’è molta curiosità al riguardo. Raccontaci dall’inizio questa splendida avventura.
MB: All’epoca lavoravo per la DC Comics e Neil Gaiman stava per succedere ad Alan Moore per continuare Miracleman: all’inizio Neil non aveva ancora trovato un disegnatore che lo soddisfasse per il suo progetto, così mi feci avanti e gli sottoposi così i miei disegni, più che altro come fan (al tempo non avevo ancora finito l’università). Per me quindi era solo uno sketchbook e invece mi ha aiutato molto. Con Miracleman ho potuto portare tutta la mia personalità, e ho dato anche qualcosa di più di me, perchè la collaborazione con Gaiman è stata l’esperienza perfetta. Insomma un bellissimo inizio.

FDS: In particolare mi racconti del famoso e bellissimo episodio in stile Andy Warhol?
MB: Nel ciclo “The Golden Age” non avevamo intenzione di concentrarci sul supereroe, non volevamo che diventasse una storia incentrata sul singolo, ma piuttosto volevamo focalizzarci sull’effetto che Miracleman poteva avere sulle vite dei vari personaggi che incontrava. Così ogni storia era diversa, perché diverse erano le personalità e per rispecchiare fino in fondo la varietà “umana”, dovevamo di volta in volta cambiare anche stile della narrazione e del disegno. Ci sono episodi molto energici, d’impatto, altri più lineari e semplici, alcuni in bianco e nero, ecc. Ho potuto sperimentare molto e metterci tanto di mio. È stato così anche per la storia con Andy Warhol, nella quale ho utilizzato fotogrammi, collage e un misto di altre tecniche diverse, tutte armonizzate, per far sì che l’episodio in sé fosse pervaso dal suo spirito.

FDS: Con chi hai preferito collaborare?
MB: Naturalmente con Gaiman mi sono trovato benissimo, con lui è facile sviluppare idee e sperimentare e infatti oltre che a Miracleman ho lavorato anche su Sandman, Death, compresi altri progetti satellite come statue, anniversari, etc . E poi Paul Jenkins su Spider-Man, perché abbiamo la stessa visione nel modo di costruire un fumetto, a entrambi piace arrivare al cuore di una storia ed esprimere l’essenza in maniera chiara affinché i lettori la colgano. Amiamo entrambi le narrazioni intime, con sequenze chiare, visivamente semplici da seguire, non mi piace disorientare il lettore oppure colpirlo con una pagina troppo ricca, perché io stesso adoro poter leggere in maniera lineare lasciando che una storia mi rapisca e mi parli. Ecco per me lo storytelling è veramente fondamentale. Poi ovviamente con Bill Willingham, un grande, per tutti i motivi che potete immaginare.

FDS: Proprio a proposito dello storytelling, uno dei tuoi punti di forza sicuramente, io trovo che le tue inquadrature siano geniali e sempre innovative, sei un regista perfetto.(n.d.r.: nel frattempo mi sta facendo vedere delle tavole di Fables bellissime).
MB: Mi fa piacere se il mio stile piace, ma non mi considero pieno di talento, cerco solo di raccontare le vicende in maniera da esaltare il più possibile la storia e così utilizzo quello che ritengo il punto di vista più adatto, un’inquadratura più significativa. Il mio intento è quello di raccontare con chiarezza, come dicevo prima, suscitare le emozioni che solo il fumetto, nell’unione perfetta tra testo e disegno, può dare. Non mi piace puntare solo sull’impatto visivo, si rischia che il lettore si perda. Vorrei che la lettura fosse fluida, mi sento molto “classico” in questo.

FDS: C’è qualche personaggio o serie che avresti voluto disegnare e non hai ancora fatto?
MB: È una bella domanda, vediamo… Ho adorato tanto Hellboy per esempio, e sognavo di poterlo disegnare, ma come si fa da appassionati. Lo seguo sempre e mi piace molto anche B.P.R.D., ma non so se ora come ora vorrei cimentarmi ancora con queste serie o con altre che mi piacevano tanto e mi piacciono anche adesso, perchè quello che amo di più è poter disegnare i miei personaggi, le mie creazioni.

FDS: Un’ultima domanda: quando verrai in Italia?
MB: [ride] Mi piacerebbe, mi dicono anche che si mangi molto bene [anche la moglie sorride e ci si lascia calorosamente con un “arrivederci”. Grandi Mark e Irma!]

English version

We meet Mark Buckingham and his wife Irma at the end of the first day of the London Super Comic Convention: they are adorable and despite the weariness they are still approachable and friendly, so we talk and laugh together about a bit of everything.

Filippo DOUbLe SHOt: Hallo Mark! How are you doing?
Mark Buckingham: I’m doing well!

FDS: I’d like to start asking you about Miracleman, since you made a major contribution to it. Unfortunately it’s still unpublished in Italy, but there’s a lot of interest for it. Please tell us how it all began.
MB: At the time I used to work for the DC Comics and Neil Gaiman was about to take over from Alan Moore and he was looking for an illustrator who fulfilled his needs. So I put forward my drawings, just in case, because I was his fan. It was just a sketchbook for me (I wasn’t done with the university yet) and instead it turned out to be a great helpful experience to me. With Miracleman I could bring out my personality, I could express myself better. The collaboration with Gaiman was a perfect experience. A real good start indeed.

FDS: Specifically, would you please tell us about the famous and amazing Andy Warhol’s episode?
MB: In the series “The Golden Age” we didn’t mean to focus on the superhero, we didn’t want it to become a story about a single character, we rather wanted to show the effects that Miracleman could have on the different characters he would be meeting. Every story was different, like the characters, and in order to reflect this “human” variety we had to change style every time. There are energetic and strong episodes, simple and fluent ones, some are in black and white, and so on. I had the chance to experiment a lot and to express myself in many ways. This is also what happened in the Andy Warhol’s episode: I used photographs, collage and a mixture of different techniques in order to make the story pervaded with Warhol’s spirit.

FDS: Who did you enjoy mostly to collaborate with?
MB: With Gaiman, of course, it was incredibly good: with him it’s easy to develop ideas and experiment, and in fact, besides Miracleman, I also worked on Sandman, Death, other projects like statues, anniversaries, etc. I have to mention Paul Jenkins too: we both share the same view when it comes to build a comic, because we both love to go to the heart of a tail and tell its core clearly, in order to make the readers catch it. We prefer intimate stories drawn with clear sequences, visually easy to follow: I don’t like to puzzle the reader or strike him with impressive pages, because I personally love to read fluently and let the story capture me and talk to me. I think the storytelling is essential. Let me add the big Bill Willingham as well, working with him is incredible for many reasons that you can imagine.

FDS: And about the storytelling (certainly one of your strengths), I find your shots, hang shots and framing really brilliant and innovative, you’re a perfect director. [In the meanwhile he is showing me some of his wonderful Fables illustrations]
MB: I’m glad you like my style, but I don’t consider myself talented, I just try to tell the story in a way I can enhance it the most, so I use what I think it’s a suitable shot, the most meaningful perspective. My intention is to tell the story clearly, as I said before, to get the people feel the emotions that only a perfect combination between text and illustration can arouse. I don’t like an impressive style, the reader is likely to get lost. I rather like a fluent reading, I think I’m a “traditionalist” in this regard.

FDS: Is there still a character or a series you would like to draw?
MB: Nice question, let’s see… I’ve loved Hellboy for example and I used to dream I could draw it, just because I was fond of it. I also like B.P.R.D., but today I’m not sure I would illustrate this kind of series: I’m more into create my own characters and drawing my new creations.

FDS: One more question: when will you come to Italy?
MB: [laughing] I’d like to, everybody says the food is terrific there! [Also his wife smiles and we warmly say “arrivederci” to each other. You’re great, Mark and Irma!]

(Traduzione: Sara Cipolletti)