DOUbLE SHOt: Ciao Marco, volevo iniziare subito con una domanda “londinese”: tu sei un autore che sta avendo esperienze in tre realtà, come quella italiana, quella americana e quella francese. Ora che sei a questa convention, come giudichi il panorama fumettistico britannico?
MARCO SANTUCCI: Beh, direi che è difficile farsi un idea precisa del panorama fumettistico inglese con solo una convention ma se devo dare un giudizio, quel giudizio è sicuramente positivo. Certo, mi aspettavo qualcosa di ancora più grande e affollato (siamo a Londra diamine! ) ma devo dire che gli appassionati inglesi sono davvero meravigliosi, con il loro grande interesse e apprezzamento per gli autori esteri. Non appena il mio nome è apparso sul sito del London Comicon hanno iniziato a fioccare le richieste di commissioni! E questo credo sia la massima rappresentazne di apprezzamento della tua arte. Per non parlare poi della gente che mi ha portato un sacco di albi da far firmare. Tutti americani naturalmente, il fumetto Bonelli, purtroppo, non è conosciuto lì. Unica Piacevole eccezione: un fan che mi ha chiesto di realizzargli un Martin Mystere, uno Zagor e un Chico!
DS: Tra i complimenti che ti fanno sul tuo stile, spesso sento parlare della tua dote dell’eclettismo, perché sai passare, senza variazioni e stravolgimenti, da Tex agli X-men: condividi quest’affermazione? C’è un complimento che vorresti ti fosse fatto più spesso invece?
MS: Sicuramente questa affermazione deve essere, almeno in parte, vera, altrimenti non avrei lavorato in contesti così diversi. Devo dire però che in realtà di variazioni, accorgimenti e attenzioni ne devo mettere tante, ogni qual volta passo da un genere ad un altro. E ogni volta faccio fatica a riadattarmi alla nuova situazione. Quando passai da Tex a Spiderman ricordo che mi trovai con un improvvisa libertà grafica… Quasi spiazzante! Il risultato, fu un iniziale legnosità nella gestione della tavola per poi, piano piano, sciogliersi sempre più. E comunque, la cosa buffa è che dopo tutta questa fatica, alla fine c’è magari sempre chi continua a dire “sembra comunque un disegnatore italiano che cerca di fare l’americano”. Beh… senza offesa per nessuno, ma visti alcuni lavori americani al 100%… Forse quello di avere un tratto che ancora mostra classicità e italianità è proprio il miglior complimento che possano farmi!
DS: Cosa ha in più il fumetto italiano e cosa in meno rispetto ad altre situazioni degli altri paesi dove hai lavorato?
MS: In più ha sicuramente la giusta cura con cui viene realizzato. In Italia c’è un giusto compromesso fra velocità produttiva e qualità grafica. In Francia ad esempio è tutto ancora più curato ma tremendamente lento. In America l’opposto, purtroppo! Soprattutto negli ultimi periodi sento di scadenze allucinanti che costringono molti autori a tenere ritmi lavorativi molto elevati. La qualità non può che soffrirne in quei casi. Ed è un peccato perché considero i personaggi americani e i comics in generale il massimo dal punto di vista di libertà creativa. Peccato avere così tante possibilità se sei costretto a tirare via, oppure trovare espedienti per essere più produttivo.
DS: C’è uno sceneggiatore con il quale vorresti lavorare? E un personaggio?
MS: Ho avuto la fortuna di lavorare già sul mio personaggio preferito in assoluto, Spiderman! Se vogliamo parlare poi di sogni, lavorare con uno sceneggiatore come Mark Millar sarebbe davvero una delle più grandi soddisfazioni della mia vita!
DS: Tra gli autori che sono presenti a questa convention dimmi: a) con chi andresti a cena assieme; b) a chi “ruberesti” qualche segreto; c) chi – se c’è stato – era il tuo idolo da ragazzo.
MS: a) Beh, con molti di loro sono stato praticamente già a cena!
b&c) ce ne è uno a cui ruberei volentieri non qualche segreto ma proprio tutta la sua grandissima maestria: Neal Adams! Maestro impareggiabile di dinamismo, storytelling, chiaroscuro! Autore incredibile di comics sotto tutti i punti di vista! Ho imparato a disegnare osservando le sue opere!
DS: Grazie di tutto Marco, presto!
Filippo Conte