Alla fine di una folta schiera di persone, troviamo un ragazzone con folta barba, braccia completamente ricoperte di tatuaggi e codino da samurai: a dispetto degli stereotipi sull’abito e sul monaco, Matteo Scalera ci accoglie con un sorriso e una gentilezza rara, nonché modi compassati mentre finisce di dipingere una cover.
DOUbLE SHOt: Matteo qualcuno ci ha detto che è la prima volta che vieni a Londra, è vero? Cosa ne pensi della città e di questa sua convention?
MATTEO SCALERA: Prima volta a Londra lo ammetto! Ho girato tanto, ma incredibilmente Londra non l’avevo mai ancora vista. E devo dire che mi pento un po’, perché è bellissima. Vorrei avere un po’ più di tempo per visitarla, ma questa fiera è veramente impegnativa. Io credo che la LSCC sia equiparabile alle altre convention americane che frequento ed è organizzata in modo molto similare, incentrando tutto sugli autori. C’è molto entusiasmo qui, segno che c’era veramente bisogno di un evento come questo.
DS: Entriamo ora nel dettaglio del tuo stile, perché è molto personale e complesso, ed è
difficile estrapolare tutte le influenze: c’è chi dice che sei perfetto per il mercato americano, chi vede una forte influenza manga nelle tue linee, c’è anche chi ci vede una radicata tradizione italiana. Ci sveli tu gli ingredienti segreti di Matteo Scalera?
MS: In realtà hai già detto tutto tu! (ridiamo) A parte scherzi, hai veramente ripercorso quelle che sono state tutte le mie letture, da alcune passioni giovanili, come i manga, fino a quello che leggo ora. Un disegnatore, volendo o no, assorbe tutto ciò con il quale viene a contatto. Io stesso a volte trovo forte nel mio background tante scelte di regia che provengono dal fumetto giapponese, così come tante fascinazioni di maestri quali Toppi, Breccia, che ho sempre adorato. Sono autori che se sei un disegnatore non è possibile che non ti influenzino, che uno lo decida coscientemente o no. Alla fine vengono fuori e basta.
DS: Con quale sceneggiatore ti sei trovato meglio nella tua carriera?
MS: Mi sono trovato, e mi trovo tuttora benissimo, con Rick Remender, indubbiamente a partire dall’approccio: lui sceglie con cura i disegnatori con i quali vuole lavorare e costruisce intorno a loro la storia che vuole narrare. Sta molto attento quindi alle doti del disegnatore con cui sta lavorando, lo sceglie gli fa subito sentire questo. Con me in particolare mi sfida, positivamente parlando, cercando di esaltare le mie doti, giocando nel mio campo con scene d’azione e uno storytelling particolare, come si vede nei numeri dei Secret Avengers fatti assieme. Inoltre quando si lavora su una sua sceneggiatura, si vede che è stata scritta da un (ex)disegnatore, lo si capisce da tantissime cose, molte delle quali è difficile spiegare, ma t’assicuro che sono molto forti e decisive nella composizione di una storia. Nel futuro faremo sicuramente altro assieme, ma adesso non posso ancora svelare cosa…
DS: Ok, allora dimmi un nome di uno sceneggiatore invece con il quale non hai ancora collaborato, ma ti piacerebbe farlo.
MS: Sceneggiatore? Dell’Otto che sta passando dietro le mie spalle [Gabriele Dell'Otto ride e fa segno di no]. A parte scherzi, mi piacerebbe collaborare con Robert Kirkman, il famoso scrittore di The Walking Dead, con il quale sono spesso in contatto perché è l’editor dell’etichetta Skybound, una nuova realtà sotto Image comics, dove faccio una serie anch’io.
DS: Cosa ne pensi invece della situazione italiana, fumettisticamente parlando? Si vedrà
qualcosa di tuo a breve anche in patria?
MS: Purtroppo posso dirti ben poco, perché sono lontano dalla realtà italiana almeno dal 2006, quando ho iniziato subito con un fumetto Image e immediatamente sono stato catapultato a San Diego, e in USA, lavorativamente parlando, sto ancora. Qualcosa in realtà mi hanno anche proposto, tipo la Bonelli, con la collana delle Storie, oppure il Dylan Dog color fest, per cui ho fatto delle prove. Sono tutte situazioni che però hanno tempi e programmazioni lunghi, per cui non ho molto altro da dire, se non che mi farebbe piacere sicuramente, perché Dylan ad esempio è uno dei fumetti con il quale sono cresciuto.
DS: Farebbe piacere molto anche a noi! Matteo ti ringrazio, sei stato molto disponibile e gentile.
MS: Grazie a voi, un saluto alla nostra Italia allora!
Filippo Conte